Seconda istantanea di un fotoromanzo che a puntate non doveva essere. Ma così viene ed è bello anche questo.
A mesi dalla mia recensione di Rojo, ultima fatica di Canali & co, si parla dei Nolatzco, gruppo emilianoparanoico, della stessa Emilia madre di talenti musicali e letterari dagli ‘80 al presente.
E Nolatzco sta proprio in mezzo a questo prolifero calderone, tra i capostipidi CCCP-CSI e VascoBrondi. Giovanni “Nani” Fanelli (bassista, cantante e frontman della band) è infatti il bassista dei Rossofuoco, band che accompagna Giorgio Canali negli ultimi anni e l’ex leader dei QuintoStato, uno tra i preferiti di Brondi. Robe in famiglia insomma.
Io e Giovanni (Nani) Fanelli in comune abbiamo che ci imbarazza la diretta, da quel che vengo a sapere. Oltre a, probabilmente, una ramata di concerti e ascolti. Così ci tuffiamo nel primo lavoro dei Nolatzo, Assalto alla Luna, che, con lo stesso gusto di un bambino che scarta i regali sotto l’albero, ho avuto il piacere di ascoltare in anteprima. Un disco ruvido, forte e vero; violento e punk quanto dolce e cullante, di un gruppo che guarda al passato proiettandosi nel futuro, fatto di tradizione e sperimentazione. Ah, sul palco ci sono due bassisti.
Ciao Nani Nolatzco. Perché Nolatzco? Cosa o chi è?
io mi chiedo invece perchè Nani?? Perdonami lo sfogo, ma ancora devo abituarmi a questo diminutivo che mi porto dietro fin da piccolo e che mi ha affibiato mia madre. Ricordo la vergogna, quando venivano i miei amici a trovarmi… Sentirsi chiamare dalla cucina… Naaaaaaanniiiiiiiiiiiiiii!!!!! tra le risatine degli altri. Vabbè. Torniamo a Nolatzco, che è la storpiatura di Nolasco, anarchico protagonista di un romanzo di Sépulveda che confesso di non aver letto. L’idea è stata dell’ex chitarrista Ivo Giammetta che ha trovato per il gruppo un nome abbastanza originale ma al tempo stesso facilmente ricordabile una volta che ne hai fatto lo spelling per almeno sei volte…
Le radici artistico-geografiche sono forti e riconoscibili. La possibilità di essere affiancati spesso a nomi quali Canali o Brondi è per voi motivo di felicità o una gabbia dalla quale evadere?
Canali è per me una guida morale ed intellettuale, un’inesauribile fonte di ispirazione professionale, politica, poetica. Non ci parliamo molto quando stiamo assieme ai concerti. Mi piace osservarlo ed ascoltarlo per trarne beneficio. Vasco, la prima volta che l’ho visto invece è stato ad un concerto del mio precedente progetto, Quinto Stato. Comprò il nostro disco. Qualche anno dopo esplose il fenomeno Le luci. Forse per stupidissima invidia non ho mai prestato molta attenzione al suo lavoro, ma ne riconosco l’importanza.
Partendo da un’innegabile lavoro personale, si sente forte l’influenza dei Rossofuoco, vista anche la tua militanza nella band. Com’è lavorare con un mostro del rock come Canali? Quali sono i pro e i contro di lui artista e persona?
Da qualche anno ho il privilegio di suonare coi Rossofuoco, e stare a contatto con Giorgio e soci rappresenta una scuola che certi musicisti pagherebbero per frequentare. Che sia fottutissimamente stronzo è innegabile, durante la registrazione del mio disco abbiamo anche litigato peso… anzi.. gli faccio un appello.. Facciamo pace!
Il vostro prodotto è un disco che giace tra il passato e il futuro. Argomenti più che mai attuali portati da una musica rock piuttosto tradizionalista. Qual è il vostro rapporto con la musica emergente italiana?..
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