Bel Ami – Declan Donnellan, Nick Ormerod

Bel Ami - Declan Donnellan, Nick OrmerodUltima parata di star alla 62esima Berlinale, per la proiezione fuori concorso di Bel Ami, tratto dal fantastico romanzo di Guy de Maupassant.

Parigi, fine del Diciannovesimo secolo. Georges Duroy torna a casa dopo aver combattuto in Algeria e non ha in tasca un franco. Incontra casualmente in un locale Charles Forestier che gli regala il denaro per comprarsi un abito decente e fare il suo ingresso in società. Georges ha così modo di conoscere la moglie di Forestier Madeleine, l’editore Rousset (interessato a far cadere il governo), sua moglie Virginie nonché la giovane Clotilde. Grazie alla figlia ancora bambina di Rousset gli verrà dato l’appellativo di Bel Ami, che tutte e tre le donne, catturate dalla sua misteriosa bellezza, utilizzeranno. Grazie a loro Georges, che è un piacevole contenitore vuoto, farà carriera, calpestando però i sentimenti di ognuna.

Correva l’anno 1919 e già l’ancora muto cinema italiano si impossessava del libro di Maupassant per farne un film (omonimo, regia di Augusto Genina). Da allora periodicamente la figura dello sciupafemmine arrampicatore sociale Georges Duroy è tornata a fare la sua comparsa nelle sale cinematografiche. Tocca ora al fighetto Robert Pattinson rinverdirne il ruolo cercando di scrollarsi di dosso il personaggio che gli ha dato una precoce riconoscibilità internazionale nella saga di Twilight. Purtroppo invece non fa altro che peggiorare le cose.

Se la messa in scena di Donnellan e Ormerod non brilla per originalità gli va dato atto di aver cercato di lavorare con un cast il quale riesce a tratti, nella prima parte, a liberare Pattinson (probabilmente imposto dai produttori) da un ruolo sicuramente troppo impegnativo per lui. Poi il crollo. Se nel libro di Maupassant splendono le descrizioni dettagliate dell´abbigliamento dei personaggi, la loro pelle, i loro capelli, qui mancano del tutto. Lo sguardo del film si concentra principalmente ed enfaticamente su Georges, ma non sui suoi occhi e i suoi gesti, ma sui suoi sproloqui e le sue azioni così da rendere il suo comportamento ancora più calcolatore e terribilmente impostato. Questo avrebbe avuto un minimo di senso se non avessero avuto a che fare con un attore straordinariamente incapace, come pochi a questo livello.

Al di là della scelta sbagliata del protagonista anche la sceneggiatura della Bennette è terribilmente a corto di tessuto connettivo tra i personaggi e le loro vicissitudini, barcollando attraverso i passaggi avventurosi senza alcuna esplicazione e risorsa narrativa sufficiente. Non riesce a rendere il contesto politico e tantomeno quell´analisi sociale acuta di una Parigi borghese piena di puttane, opportunisti e truffatori, splendidamente resa nel romanzo con continue iperboli impressionistiche.

Ancora da sottolineare che ogni riferimento a fatti e persone di questi anni non è per nulla casuale e ci dimostra da una parte come gli scrittori degni di tale nome sapessero guardare alla società del proprio tempo con grande lucidità (Maupassant) e dall´altra come lo sfruttare l´aurea mitica del romanzo, mischiandola a idoli per ragazzine per trovare l’attualità, non resti altro che una povera messa in scena (Donnelan).

Dato poi che la storia sembra destinata a ripetersi senza che nulla si sia imparato da essa, il suo ruolo diviene al contempo anche profetico. Così nel personaggio di Bel Ami, dove potremmo riconoscere dei nostri contemporanei, magari meno piacevoli a vedersi ma altrettanto rapaci, ugualmente privi di talento e di scrupoli, ci rimane solo una visione semplicistica, banale e inutile che non trasmette nulla a livello estetico, tantomeno a quello narrativo.

Detto ciò questo è un film che si puo anche andare a vedere, ma il sottoscritto, e altri spettatori con un minimo di co(no)scienza filmica potrebbero addirittura rimpiangere il muto di Genina.

Leggi l´intero articolo di Erik Negro su PaperStreet

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